Intervista a Jonathan Brandani

direttore d'orchestra

 

Da dove vieni e dove vivi?

 

Sono nato a Lucca ma attualmente risiedo a Minneapolis (USA), dove lavoro come assistente direttore d'orchestra presso Minnesota Opera.

 

Al tempo de "L'Italiana in Algeri" non esisteva ancora la figura del direttore d'orchestra intesa in senso moderno: che conseguenze ha questo dato storico sul tuo approccio direttoriale in questo tipo di repertorio?

 

Sebbene la figura del direttore non fosse ancora definita nelle forme e nelle modalità con cui siamo abituati a conoscerla oggi, esistevano però ovviamente altre forme di direzione. Nell'ambito dell'opera italiana nel corso del primo Ottocento, il ruolo di direttore dell'esecuzione musicale era generalmente affidato al primo violino dell'orchestra, il cui compito era quello di suonare e allo stesso tempo guidare l'orchestra, ove necessario, con appositi cenni e gesti appropriati. Al primo violino veniva generalmente affiancato un 'maestro al cembalo' (generalmente il compositore stesso dell'opera durante le prime tre recite di una nuova produzione, poi sostituito da un altro maestro nelle recite successive), il quale - dopo aver personalmente curato la preparazione dei cantanti nel periodo di prova - durante le rappresentazioni sedeva al fortepiano in mezzo all'orchestra, e con la partitura dell'opera davanti a sé sovrintendeva alla corretta esecuzione dei cantanti sul palcoscenico; in caso di necessità era tenuto a suggerire ai cantanti e a correggerne con prontezza gli errori per riportare ordine nell'esecuzione. Secondo me, dunque, in questo repertorio il direttore d'orchestra al giorno d'oggi è tenuto a concentrare nella propria persona più o meno le stesse responsabilità di un tempo: sovrintendere alla corretta preparazione dei cantanti, stabilire l'interpretazione del testo musicale secondo il proprio gusto e giudizio, guidare la concertazione di voci e strumenti e dirigere le rappresentazioni in modo tale che tutti gli interpreti siano messi nelle condizioni di potersi esprimere al meglio delle proprie potenzialità.

 

Sei il direttore musicale di LuccaOPERAfestival fin dalla sua nascita: perchè hai deciso di prendere parte a questo progetto?

 

LuccaOPERAfestival rappresenta una realtà singolare nell'ambito del sistema di produzione culturale italiano: si tratta infatti di un festival nato essenzialmente dalla passione di quattro professionisti attivi a livello internazionale nell'ambito dell'opera. Mi piace lavorare con LuccaOPERAfestival perché in questa realtà si respira molta sincera passione per la musica e per l'opera: durante il periodo delle produzioni si crea una bella sinergia di giovani talenti, riuscendo a dare vita ad interpretazioni originali e dinamiche.

 

Quali sono le ragioni per cui eseguire la musica di Rossini su strumenti d'epoca o su copie di strumenti del periodo?

 

Dal 1813, l'anno della prima de "L'Italiana in Algeri", gli strumenti musicali e il modo di fare musica sono notevolmente cambiati: nel corso di oltre due secoli ci sono state trasformazioni molto importanti, motivate dall'esigenza di tenere il passo con i rapidi mutamenti del linguaggio musicale. Di conseguenza, gli strumenti in uso al giorno d'oggi differiscono molto dai loro antenati del primo Ottocento e non rendono pienamente giustizia alla musica di due secoli fa poiché sono stati ideati e costruiti per rispondere ad esigenze musicali ben diverse da quelle di un tempo. Utilizzare strumenti d'epoca o copie costruite a partire da modelli storici è dunque il primo passo da compiere per avvicinarci al mondo sonoro e timbrico di Rossini per far parlare la musica del tempo in maniera più immediata e viva. Oltre ad utilizzare strumenti d'epoca, però, è anche necessario riscoprire prassi esecutive e modalità di esecuzioni proprie del periodo in questione, cercando di liberare l'interpretazione di questo repertorio da aggiunte e modificazioni arbitrarie, sedimentatesi nel corso dei secoli. Se volessimo fare un paragone, è un po' come ripulire un antico affresco dalla patina grigia e dalle aggiunte avvenute nel tempo, in modo da riscoprire finalmente i colori e la brillantezza originarie e apprezzare con una nuova consapevolezza sia il disegno complessivo, sia i dettagli che fino a quel momento apparivano offuscati o cancellati. 

 

Prossimi impegni?

 

In giugno e luglio sarò impegnato come Associate Conductor presso Des Moines Metro Opera nell'Iowa (Stati Uniti) in una produzione de "La Fanciulla del West" di Giacomo Puccini e in una gala lirico. Da settembre sarò di nuovo impegnato con Minnesota Opera per la nuova stagione: avrò tra l'altro il piacere di dirigere "Tosca", una delle mie opere preferite, e di lavorare ad altre opere quali "Ariadne auf Naxos" di Strauss, "Rusalka" di Dvorak, "Il flauto Magico" di Mozart e l'attesissima prima mondiale dell'opera "The Shining", basata sul romanzo di Stephen King e composta su commissione di Minnesota Opera dal compositore Paul Moravec.

 

Quale strumento musicale suoni?

 

Mi sono diplomato in pianoforte, ma ho compiuto studi anche di clavicembalo e di organo. Ho strimpellato un po' il violino... però più per diletto mio che per quello di chi mi stava intorno!

 

Quando hai deciso di diventare direttore d'orchestra?

E' avvenuto direi in maniera quasi spontanea: durante i miei studi di composizione mi sono trovato a dover dirigere le mie composizioni, e nello stesso periodo ho anche lavorato come direttore di coro. Da queste esperienze mi sono reso conto che mi sentivo a mio agio nel lavoro di concertazione e direzione e ho quindi deciso di intraprendere studi seri di direzione d'orchestra.