Intervista a Stefania Panighini

regista

 

Da dove vieni e dove vivi?

 

La famiglia di mia madre è torinese, quella di mio padre valdostana, ho vissuto a Parigi, Roma e Bologna durante i miei studi, ma ora la mia casa è a Torino.

 

Come trovi ispirazione per le tue regie d'opera?

 

Da quell'intreccio magico che è il canto recitato o il teatro cantato: quando devo preparare un nuovo progetto leggo e ascolto bene l'opera, poi sfoglio lentamente la mia collezione di libri d'arte e infine faccio lunghi viaggi in macchina, dove - mentre guido - vedo davanti a me l'intero spettacolo! E' un rischio, ma vale la pena correrlo!

 

Secondo te, che cos'è delle opere di Rossini che parla ancora al pubblico di oggi?

 

La loro inesauribile energia, quel continuo fluire di sillabe e note che fa picchiettare i piedi anche al pubblico più austero: la costruzione di una concezione del mondo dove, grazie alla musica, vince sempre il bene, il colore, l'amore, la bellezza e la purezza… o almeno l'utopia di credere che tutto questo possa ancora avvenire...

 

La regia teatrale intesa in senso moderno si sviluppa in modo completo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento: la consapevolezza di questo scarto culturale come influenza il tuo approccio professionale alla regia di un'opera lirica del primo Ottocento? Come come vivi la delicata dicotomia tra regia teatrale intesa come rispetto del dramma così come originariamente concepito e regia teatrale intesa come creazione/interpretazione contemporanea? 

 

Realizzare uno spettacolo è sempre raccontare una storia: quell'antica usanza che avevano i nostri nonni, ma che ancora oggi avviene attraverso il grande schermo. Le opere non sono null'altro che storie fantastiche, che spesso prendono in considerazione il meraviglioso, oppure  storie reali, drammi veri, o ancora miti ancestrali della nostra cultura. Data la storia, l'intreccio dei personaggi, e la relazione con la musica, tre cose che sono i veri capisaldi di un regista, ognuno è libero di raccontare la sua versione. Così facevano i popoli antichi coi miti, così facciamo noi oggi.

Non credo che la dicotomia tra regia tradizionale e contemporanea sia da attribuirsi - come invece spesso avviene - a dove e quando un regista ambienta la sua opera: il dramma di Romeo e Giulietta non smetterà mai di avere la sua valenza mitica, neanche se lo ambientiamo negli Stati Unti, con Leonardo di Caprio nel ruolo di Romeo, giusto? Non cambia perché sono salvaguardate le relazioni tra i personaggi e la drammaturgia! In questo senso io mi ritengo una regista "all'antica"! Esiste invece un tipo di regia dove si concepisce un lavoro parallelo alla drammaturgia originale, spesso davvero interessante, che offre al pubblico nuove vie per leggere il grande repertorio.

La tradizione è sempre l'ultimo spettacolo che abbiamo visto, diceva il mio maestro: in fatto di regia non esiste la filologia, la nostra arte è un meraviglioso immenso prato pieno di fiori diversi...

Purtroppo abbiamo smesso di produrre opere nuove a noi contemporanee e dunque non ci resta che trovare mille modi per reinventarci il grande repertorio, pur di non lasciarlo morire, pur di trovare nuovi messaggi e nuovi linguaggi che possano parlare al pubblico del futuro. Il rischio serio è l'estinzione!

 

Questa sarà la seconda volta che curi una regia per LuccaOPERAfestival dopo il Don Pasquale nel 2014: c'è qualche ricordo o aneddoto particolare che ti piace ricordare della precedente produzione?

 

"Don pasquale" è stata un'avventura meravigliosa, con un successo che spero di bissare quest'anno, ma che mette anche un po' di soggezione…

L'inizio è stato piuttosto scoppiettante, poiché abbiamo girato un videoclip per lo spettacolo correndo tra Lucca e Montecarlo su un maggiolino decappottabile! Momenti esilaranti e poetici!

 

I tuoi prossimi progetti?

 

Subito dopo "L'italiana in Algeri" realizzerò "I due timidi" di Nino Rota presso il Conservatorio di Adria, dove insegno Arte Scenica, mentre a Novembre porterò in scena in prima mondiale "Il labbro della Lady" di Carlo Galante, tratto da un racconto del terrore di Conan Doyle: saremo a Modena e a Savona. Nel 2016 invece sarà la volta del "Rinaldo" di Handel a Tenerife e della "Nina pazza per amore" al Festival Paisiello di Taranto.

 

Quali sono le cose di cui non puoi fare a meno quando sei lontano da casa?

 

Yuki, la mia cagnolina da teatro, che mi aspetta fedele in camerino!